Un punto di svolta per l’Italia: L’Ammiraglio Paolo Sandalli sul padre e la scelta alleata del 1943

Published on
January 28, 2026
Il ministro dell’Aeronautica del Regno d’Italia Renato Sandalli con il re Vittorio Emanuele III.
Contributors
Vice Admiral Paolo Sandalli (Ret.)
National Committee for Italy
The Allies Museum
Guido Molinari
Founding Director
The Allies Museum
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L’Ammiraglio riflette sulla figura del padre in uno dei momenti più drammatici della storia d’Italia, quando la sconfitta, il cambio di regime e l’armistizio lasciarono spazio a un nuovo conflitto che riportò il Paese nella comunità degli Stati liberi e democratici.

Il re Vittorio Emanuele III e il generale Renato Sandalli camminano con ufficiali italiani e americano assieme all’aeroporto di Manduria il 10 ottobre 1943, tre giorni prima che il Regno d’Italia dichiarasse formalmente guerra alla Germania nazista.

Nell’ambito della serie dedicata ai membri dei Comitati Nazionali, The Allies Museum – World War II Liberation of Italy ha incontrato il viceammiraglio (ris.) Paolo Sandalli della Marina Militare, figlio del Generale Renato Sandalli, che ricoprì gli incarichi di Ministro e Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica del Regno d’Italia nei mesi cruciali successivi all’armistizio del settembre 1943, per discutere il significato della cobelligeranza italiana e del ritorno dell’Italia nel campo alleato.

L’Ammiraglio Sandalli è coautore del volume recentemente pubblicato La vita, l’azione e il pensiero del Generale di Squadra Aerea Renato Sandalli, disponibile tramite il Ministero della Difesa italiano.

Ammiraglio Sandalli, ci può raccontare da dove nasce il suo interesse per il periodo della guerra di liberazione d’Italia e, in particolare, per la cobelligeranza italiana al fianco degli Alleati?

Ho sempre avuto una passione per la Storia in generale. Ho approfondito in particolare il periodo cui lei si riferisce per due motivi.

La prima è che mio padre, il Generale Renato Sandalli, ebbe un ruolo significativo in quegli eventi, ricoprendo gli incarichi di Ministro e Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica del Regno d’Italia dal 27 luglio 1943, dopo la caduta del fascismo, fino al giugno 1944, quando Roma fu liberata. Il secondo motivo risiede nel fatto che quel periodo storico, particolarmente drammatico per l’Italia

In quel periodo il Paese affrontare contemporaneamente una guerra perduta, un cambio di regime, un armistizio inatteso, una guerra civile e un nuovo conflitto che riportò l’Italia nell’ambito dei Paesi liberi e democratici e nell’alveo delle sue tradizionali alleanze.

Si tratta di uno snodo storico che incide ancora profondamente sul vissuto del popolo italiano e sulle caratteristiche del nostro Stato. Ciononostante, nel dopoguerra non è stato valorizzato a sufficienza, anche a causa della guerra civile, che rappresentò un grande ostacolo a ogni tentativo di commemorazione condivisa. Mio padre si spese molto per giungere a una pacificazione nazionale e per ritrovare l’unità della Patria nei valori del Risorgimento.

Oggi, a ottant’anni di distanza, è giunto il momento di far riscoprire questo periodo agli italiani.

Nel libro su suo padre, La vita, l’azione e il pensiero del Generale di squadra aerea Renato Sandalli, emerge come la Regia Aeronautica, sotto il suo comando, nonostante le enormi difficoltà successive all’8 settembre 1943 e le scarsissime risorse disponibili, si schierò fin da subito nella lotta contro i tedeschi e per la liberazione del Paese. Può raccontarci alcuni episodi o aspetti meno noti di quel periodo?

Copertina del volume “La vita, l’azione e il pensiero del Generale di Squadra Aerea Renato Sandalli."

Alla vigilia dell’armistizio, l’Aeronautica disponeva di poco più di 300 velivoli bellicamente efficienti, essendosi eroicamente sacrificata su tutti i fronti, pur combattendo in netta inferiorità di mezzi. Si trattava per lo più di aerei ormai antiquati, che avevano ridotto la forza operativa al lumicino.

Nonostante la terribile crisi, anche morale, connessa a un armistizio arrivato all’improvviso – che di per sé comportò una smobilitazione degli spiriti – e nonostante i drammatici casi di coscienza che si verificarono, la maggior parte degli uomini rimase fedele al giuramento. Un aspetto poco noto è che la maggior parte dei velivoli ancora efficienti fu sottratta alla cattura da parte dei tedeschi, e che la Forza Armata riuscì a ricostituirsi nel Sud Italia agli ordini del Generale Sandalli e del governo legittimo. Ai più è sconosciuto che la catena di comando tra i vertici dell’Aeronautica e i reparti non si interruppe quasi mai, nonostante le enormi difficoltà di comunicazione.

Aviatori della Royal Australian Air Force e dell’Aeronautica Italiana all’aeroporto di Grottaglie, in Puglia, poco dopo l’armistizio dell’Italia con gli Alleati nel settembre 1943.
Le prime azioni contro i tedeschi iniziarono già il 9 e 10 settembre, ben prima che la cobelligeranza fosse istituzionalizzata. È inoltre pressoché ignorato che gli aviatori ripresero a volare e a combattere a fianco degli Alleati su velivoli mantenuti in efficienza con mezzi di fortuna, riutilizzando i rottami di aerei incidentati o abbattuti.

Essi corsero, per puro amor di Patria, rischi che ben pochi combattenti al mondo avrebbero accettato, conquistando così la stima degli ex avversari, i quali decisero di dotare la Forza Armata di nuovi velivoli proprio alla fine del mandato di mio padre.

Per quanto riguarda coloro che si schierarono con la Repubblica Sociale Italiana, va ricordato che molto personale fu sorpreso dall’armistizio nel Nord già occupato dai tedeschi. La maggior parte rifiutò e fu internata nei campi di concentramento. Coloro che si arruolarono lo fecero per lo più per non rispondere alla chiamata diretta della Luftwaffe. Vi furono comunque defezioni fino al maggio 1944, con aviatori che riuscirono a raggiungere il Sud. Nel mio libro sono riportate pagine toccanti di testimonianze che spiegano le motivazioni di chi rimase al Nord.

Le sono rimasti oggetti appartenuti a suo padre risalenti al periodo del conflitto? Che cosa rappresentano per lei?

Mi sono rimasti soprattutto cimeli della Prima Guerra Mondiale, alla quale egli anche partecipò, e qualche fotografia. Più che oggetti materiali, però, mi sono rimasti i suoi scritti e le sue riflessioni su quel periodo storico.

Più che ciò che rappresentano per me, preferisco dire ciò che rappresentano per le Forze Armate, per l’Aeronautica e per il popolo italiano: costituiscono il suo testamento spirituale.

Sono riflessioni profonde dedicate ai combattenti che seppero salvare l’Italia quando tutto sembrava perduto, assicurando al Paese migliori condizioni di pace e riscattandone l’onore.

In esse vi è anche il suo accorato appello affinché, dopo la guerra civile, l’Italia potesse vivere una vera pacificazione nazionale sotto il segno dell’unità della Patria e degli ideali del Risorgimento.

Nel corso della sua lunga carriera nella Marina Militare Italiana, come vede riflessa oggi la scelta di suo padre e dei suoi colleghi che riportarono l’Italia nell’Occidente democratico?

Un colonnello della Regia Aeronautica tra due ufficiali britannici a Brindisi, nel settembre 1943.

Il Governo Badoglio era un governo tecnico e militare. Quegli uomini non solo fecero fino in fondo il loro dovere di militari, ma come servitori dello Stato ebbero anche la visione politica e strategica di comprendere che i destini italiani erano indissolubilmente legati a quella scelta.

Solo quella decisione poteva riportare il Paese nell’alveo dei suoi valori tradizionali, degli ideali del Risorgimento e delle alleanze storiche. Fu questa scelta a rendere possibile un trattato di pace giusto e a garantire all’Italia oltre ottant’anni di democrazia e benessere.

Nelle istituzioni NATO è dato per scontato che Italia e Germania siano rientrate nel novero dei Paesi liberi grazie alle scelte compiute in quel periodo. L’Italia rimase unita e fu ammessa subito.

La Germania pagò un prezzo molto più alto, venendo divisa e in parte occupata dall’Unione Sovietica, ed entrò anni dopo nella NATO e nelle Nazioni Unite. Questo destino fu risparmiato all’Italia ed è innegabilmente dovuto alle scelte compiute da mio padre e dai suoi colleghi nella cobelligeranza.

Le memorie del collega di mio padre Raffaele Guariglia, Ministro degli affari esteri del primo governo Badoglio, riportano persino i piani alleati per una possibile divisione dell’Italia in zone di occupazione, sul modello di quanto poi accadde alla Germania.

Come dovrebbero i giovani ricordare oggi il ruolo dell’Italia come nazione alleata dopo il 1943? La cobelligeranza può essere considerata un punto di svolta nella rinascita democratica?

Aviatori Neozelandesi e personale di terra della Regia Aeronautica attorno a un Macchi MC.200 della 357ª Squadriglia a Grottaglie, nel settembre 1943.

Benedetto Croce, principale ideologo del liberalismo novecentesco italiano e guida morale dell'antifascismo, affermò che il governo della cosiddetta “Svolta di Salerno” dell’aprile 1944, composto da militari e da rappresentanti di tutti i partiti politici italiani, fu il primo governo democratico della nuova Italia.

Purtroppo alcune persone spesso conoscono poco la storia o ne hanno una visione distorta. Senza la guida illuminata di quegli uomini che seppero schierare l’Italia al fianco delle potenze liberaldemocratiche, il Paese avrebbe potuto subire tragedie ancora maggiori, tra cui la perdita dell’unità nazionale.

È necessario fare i conti con la storia, anche quando è dolorosa. Oggi, venute meno le passioni ideologiche, è giunto il momento di raccontare in modo obiettivo quel periodo fondamentale del nostro paese.

Come vede il ruolo dell’Allies Museum nel supportare oggi le relazioni euro-atlantiche?

Lo considero un progetto di grande importanza. È anzitutto un atto doveroso nel celebrare i caduti che combatterono e si sacrificarono in quella campagna. Inoltre, il Museo celebra non solo un evento militare, ma anche gli ideali che animarono quella lotta, che coincidono con quelli dell’Occidente e del Mondo Libero. In un contesto internazionale complesso e turbolento, l’Occidente deve ritrovare unità e determinazione.

Ricordare oggi quegli uomini non è solo un omaggio, ma un atto di riflessione per ritrovare lo spirito, gli ideali e l’unità di intenti di allora.

L’Occidente è spesso diviso, e questo è un male quando si tratta di difendere le conquiste di libertà, democrazia e benessere. Valori che dobbiamo continuare a rafforzare.

Dove possono trovare i nostri lettori il libro da lei dedicato a suo padre?

Il volume “La vita, il pensiero e l’azione del Generale di Squadra Aerea Renato Sandalli" è attualmente disponibile per l’acquisto direttamente tramite il Ministero della Difesa, mediante bonifico bancario, utilizzando le seguenti informazioni:

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Causale: acquisto Edizioni Rivista Aeronautica, volume: L’azione, la vita e il pensiero del Generale Renato Sandalli
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Nota della redazione: questa intervista è stata condotta da Guido Molinari con L’Ammiraglio (ris.) Paolo Sandalli il 20
gennaio 2026.